Dimmi che obiettivi hai e ti dirò chi sei
“Non voglio il meglio, voglio qualcosa che funzioni”.
Sembra una rinuncia, eppure potrebbe essere l’inizio di una liberazione. Perché nel nostro tempo non scegliamo più per vivere, viviamo per scegliere.
Ogni decisione sembra essere un referendum su chi siamo: se accettiamo ciò che basta o inseguiamo ciò che eccelle. In termini tecnici, Barry Schwartz ne “I paradossi della scelta” parla di massimizzatori e soddisfattori. I primi vogliono il meglio assoluto; i secondi cercano qualcosa che basti davvero. I primi sono condannati al confronto; i secondi si permettono la pace.
Il maglione sotto la pila

Immagina questa scena: trovi un maglione perfetto. Morbido, bello, giusto. Ma proprio mentre stai per comprarlo, pensi al negozio in fondo alla strada. Lo ripieghi con cura, lo nascondi sotto una pila di maglioni di taglia sbagliata (non si sa mai), e corri via.
Non è più shopping, è un’odissea.
Il massimizzatore non può scegliere finché tutte le opzioni non sono state vagliate. Il problema è che nel frattempo le opzioni si moltiplicano. Il mondo offre alternative infinite e la mente si blocca: ogni scelta è un potenziale rimpianto. Il risultato? Paralisi decisionale. Ansia. Dubbi. E se là fuori ci fosse qualcosa di meglio?
Il bene basta
Il soddisfattore, invece, ha un’altra filosofia: fissa degli standard e si ferma quando li raggiunge. Non si accontenta di “qualunque cosa”, ma si accontenta appena trova ciò che basta. Il maglione che veste bene, costa il giusto ed è anche bello? Perfetto, si compra. Fine della storia. Nessun maglione nascosto da ritrovare. Nessun magone.
Non è superficialità: è efficienza emotiva.
Chi si ferma quando basta, ha più energia per vivere davvero. Chi cerca l’ottimo, spesso perde il presente rincorrendo un possibile che non si presenterà mai.
L’illusione del meglio
Tutto questo ha un prezzo. Chi massimizza, assapora meno il bello. È dimostrato: i massimizzatori rimuginano di più, si riprendono più lentamente dopo eventi negativi, e affrontano ogni scelta come se fosse l’ultima. Ma vivere così è come mangiare con il sospetto che ci sia un ristorante migliore a due isolati di distanza: non si gusta mai nulla.
Il numero di opzioni diventa una condanna.
Più alternative significa più confronto, più confronto significa più stress. Il meglio, alla fine, diventa nemico del bene.
Obiettivi SMART: la saggezza degli acronimi
E allora come si fa a scegliere senza finire divorati dalla scelta?
Ci viene in aiuto uno strumento semplice, apparentemente banale, ma profondamente rivoluzionario: il metodo SMART.
- Specifico: cosa voglio fare, davvero?
- Misurabile: come capisco che ci sto riuscendo?
- Ambizioso, ma condiviso: ne abbiamo parlato insieme? Crea valore?
- Raggiungibile: è una vetta o una fantasia?
- Temporizzato: quando voglio arrivarci?
Non basta decidere: bisogna saper decidere come si decide.
Il miglior maglione è quello che indossi
La prossima volta che ti trovi davanti a una scelta, chiediti: sto cercando la perfezione o qualcosa che mi basti davvero? In un mondo che ci vuole infiniti, imparare a fermarsi è un atto sovversivo. E forse anche l’unico modo per essere davvero felici.
Perché, alla fine, il miglior maglione non è quello nascosto sotto una pila.
È quello che indossi. Anche se è “solo” abbastanza buono.


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