Il problema non è il problema

C’è un momento, spesso impercettibile, in cui ciò che stiamo vivendo smette di essere una sequenza ordinata di compiti da svolgere e si trasforma in qualcosa di diverso. Quella cosa si chiama problema. La sua natura non è nel peso che ci impone, ma nella frizione che genera con il nostro modo abituale di pensare. Il problema non è la difficoltà. Il problema è che non sappiamo come fare.

Ed è qui che entra in gioco il pensiero. Quando la via non è segnata, dobbiamo costruire ponti tra ciò che abbiamo e ciò che desideriamo. E questi ponti non si fanno con il cemento, ma con gli spostamenti mentali.

Compiti vs Problemi –
La differenza tra eseguire e pensare

In un compito, ogni passaggio è fondamentale: nessuno può essere saltato, e tutti contribuiscono alla soluzione finale. Come un manuale di montaggio IKEA, basta seguire le istruzioni, pezzo dopo pezzo.

In un problema, invece, non c’è una sequenza lineare, ma una serie di blocchi. Serve un cambio di prospettiva. Serve un colpo d’occhio. Non tutti i passaggi sono uguali: ce ne sono alcuni che valgono più degli altri. Ce ne sono alcuni che cambiano tutto.

Fissità funzionale – L’abitudine che ci rende ciechi

La maggior parte delle volte, non riusciamo a risolvere un problema perché non riusciamo a vedere diversamente ciò che conosciamo troppo bene. Un oggetto, un’idea, una parola… diventano prigioni.

Pensiamo a una scatola: nata per contenere, costruita per contenere, usata per contenere. Ma se ci chiedessero di fissare tre candele a una porta usando ciò che c’è dentro e intorno alla scatola, penseremmo alle puntine, ai fiammiferi, a tutto… tranne che alla scatola. Perché? Perché la funzione abituale è così ovvia da diventare invisibile.

Riuscire a riconfigurare gli oggetti, a vederli per quello che possono diventare, è il primo passo per uscire dal problema.

I nove punti e la trappola invisibile

C’è un esercizio classico: nove punti disposti a formare un quadrato. L’obiettivo? Unirli tutti con quattro linee rette, senza mai staccare la matita dal foglio. La maggior parte delle persone fallisce, non per mancanza di intelligenza, ma perché vede un confine che non c’è.

Il quadrato non è mai stato imposto dalle regole, ma è stato imposto dal nostro modo di percepire. Un problema, spesso, è tale perché ci siamo messi dentro un recinto mentale e ci ostiniamo a cercare la soluzione dentro di esso. Serve uscire. Letteralmente.

Pensare è mediare, non dominare

Quando abbiamo un obiettivo e non sappiamo come raggiungerlo, il pensiero non serve a forzare la realtà, ma a immaginare una mediazione. Un passo laterale. Un uso alternativo. Una funzione nuova. Pensare non è solo trovare la risposta giusta: è cambiare le domande.

Il vero problema siamo noi?

Forse. O forse siamo la soluzione che ancora non riusciamo a vedere. I problemi non sono solo ciò che ci blocca, ma anche ciò che ci spinge oltre la ripetizione. La fissità funzionale, le regole implicite, gli automatismi mentali… sono trappole che ci costruiamo da soli per sentirci sicuri. Ma è solo nel momento in cui le rompiamo che iniziamo a pensare davvero.

Ogni oggetto può cambiare funzione. Ogni limite può diventare una soglia. Ogni problema, una possibilità.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *